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CURRENT MOON
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lunedì 24 giugno 2013

e ci voleva la scienza...

La formula matematica della città perfetta

E' un'entità a metà tra una stella e un social network


Le metropoli cinesi di Pechino e Tientsin viste di notte dalla Stazione spaziale internazionale (fonte: NASA--Johnson Space Center)
Le metropoli cinesi di Pechino e Tientsin viste di notte dalla Stazione spaziale internazionale (fonte: NASA - Johnsor Space Center)

Trovata la formula matematica per costruire la città 'perfetta'. Questo modello teorico, che conquista la copertina di Science, racchiude tutte le dinamiche sociali, economiche e urbanistiche delle moderne aree urbane ed è stato messo a punto in vista dello straordinario sviluppo delle città, nelle quali si calcola che entro il secolo si concentrerà l'intera popolazione mondiale.

Infrastrutture, criminalità, ricchezza degli abitanti e ingegnosità espressa dal numero di brevetti depositati: sono molteplici i fattori presi in considerazione dal modello matematico sviluppato da Luis Bettencourt, docente del Santa Fe Institute nel Nuovo Messico, con l'obiettivo di migliorare lo sfruttamento del suolo e la pianificazione urbana. Quello che emerge è un ritratto inatteso delle nostre metropoli e del modo in cui crescono e funzionano: non più paragonabili a organismi viventi, formicai o sistemi fluviali, le nostre città sono entità del tutto nuove, a metà strada tra una stella e un social network. 

''Una città è prima di tutto un reattore sociale'', spiega Bettencourt. ''Funziona come una stella, perché attrae persone e accelera le interazioni e gli output sociali proprio come le stelle comprimono la materia bruciando più velocemente e in maniera più luminosa tanto più sono grandi''.
D'altro canto, continua l'esperto, le città sono come enormi social network, fatti non tanto dalle persone quanto dalle loro interazioni, che avvengono a loro volta in altri network (sociali, spaziali, infrastrutturali) che consentono a cose, informazioni e persone di incontrarsi nello spazio urbano.

fonte e Copyright: Ansa.it
RIPRODUZIONE RISERVATA 

venerdì 7 giugno 2013

Un gene per il linguaggio umano


 Il gene FOXP2 ha dimostrato di avere effetti diversi nell'essere umano e nello scimpanzé regolando in modo diverso l'espressione di altri geni-bersaglio

Un gene per il linguaggio umano
Gli esseri umani condividono con gli scimpanzé circa il 98 per cento del genoma; solo l’uomo tuttavia è dotato di un’innata predisposizione all’uso del linguaggio. Si ritiene, sulla base di alcuni studi, che almeno una parte di questa differenza sia da attribuire al gene FOXP2 che, quando è mutato, è in grado di causare un danno notevole alle capacità linguistiche umane.
 
Ora una nuova ricerca frutto della collaborazione tra l’Universià della California a Los Angeles e la Emory University, i cui risultati sono pubblicati su “Nature”, ha rivelato le principali differenze tra la versione umana di FOXP2 e quella dello scimpanzé, spiegando per quale motivo il linguaggio è una caratteristica unica della nostra specie.
 
"Precedenti studi hanno mostrato che la composizione aminoacidica della versione umana di FOXP2 è cambiata in modo relativamente repentino all’incirca nella stessa epoca in cui il linguaggio è emerso negli esseri umani”, ha spiegato Daniel Geschwind, docente di genetica umana presso la David Geffen School of Medicine dell’UCLA. "Il nostro è il primo studio a esaminare l’effetto di queste sostituzioni di amminoacidi nel FOXP2 nelle cellule umane: siamo così riusciti a dimostrare che le differenze non sono solo di aspetto ma anche di funzionalità.”
 
La funzione di FOXP2 è quella di “accendere” e “spegnere” altri geni, denominati geni-bersaglio. Grazie all’analisi di cellule e tessuti umani insieme a tessuti cerebrali ottenuti post-mortem da scimmie decedute per cause naturali. È così stato riscontrato che la forma umana del gene e quella dello scimpanzé producono, in linee cellulari 
umane in coltura, effetti differenti su un significativo numero dei geni-bersaglio per quanto riguarda l’espressione genica (il processo mediante il quale l’informazione contenuta nel DNA è convertita in proteine).
 
Scoprendo in che modo le capacità di sviluppare il linguaggio è regolata a livello molecolare, i ricercatori sperano di arrivare allo sviluppo di farmaci per patologie in cui le capacità linguistiche appaiono compromesse, come nel caso dell’autismo o della schizofrenia. 

Il ruolo di Foxp2 nello sviluppo del linguaggio

Nuovi esperimenti sui topi confermano che il gene Foxp2 svolge un ruolo essenziale nello sviluppo della comunicazione sociale


Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences", il gene Foxp2 svolge un ruolo essenziale nello sviluppo della comunicazione sociale. L'associazione fra Foxp2 e il linguaggio era stata identificata per la prima volta in una famiglia nella quale metà dei membri avevano gravi disturbi della lingua e della grammatica. Gli studi avevano indicato che gli individui in questione presentavano tutti una mutazione nel gene Foxp2, che si trova su una regione cromosomica associata all'autismo e a specifici disturbi del linguaggio. Joseph Buxbaum della Mount Sinai School of Medicine e colleghi hanno modificato geneticamente alcuni topi disattivando una o entrambe le copie di Foxp2, per esaminare il ruolo di questo gene nella comunicazione sociale. La disattivazione di Foxp2 ha influenzato la capacità dei topi neonati di emettere vocalizzazioni ultrasoniche (USV) quando venivano separati dalle madri e dai fratelli. I topi con entrambe le copie disattivate esibivano una completa assenza di USV, mentre quelli con un solo gene emettevano USV a un tasso significativamente ridotto. I topi con due copie di Foxp2 disattivate mostravano inoltre gravi disturbi delle capacità motorie e morivano prematuramente, mentre quelli con una sola copia avevano ritardi dello sviluppo più modesti ma comunque osservabili. Secondo i ricercatori, questi risultati rafforzano il legame fra Foxp2 e lo sviluppo del linguaggio e forniscono un prezioso modello animale per studi sperimentali sulla comunicazione. W. Shu, J. Y. Cho, Y. Jiang, M. Zhang, D. Weisz, G. A. Elder, J. Schmeidler, R. De Gasperi, M. A. Gama Sosa, D. Rabidou, A. C. Santucci, D. Perl, E. Morrisey, J. D. Buxbaum, "Altered ultrasonic vocalization in mice with a disruption in the Foxp2 gene". Proceedings of the National 
Academy of Sciences (2005).

Fonte: LeScienze.it
http://www.lescienze.it/news/2009/11/13/news/un_gene_per_il_linguaggio_umano-572821/
http://www.lescienze.it/news/2005/06/24/news/il_ruolo_di_foxp2_nello_sviluppo_del_linguaggio-584775/

martedì 23 aprile 2013

DNA Ebraico

Genetica e Kabbalah



o l'omonimo, interessante libro dell'autrice
Shazarael - DNA Ebraico edito dalla casa editrice Psiche 2 


lunedì 8 aprile 2013

le forme cambiano, l'Anima si Evolve


 Konstantin Korotkov e la Scienza Predittiva... 







L'Autoguarigione: Processo cerebrale?




Abstract: Il corpo umano possiede delle capacità di autoguarigione che si manifestano anche in condizioni patologiche gravose. Definito scientificamente come guarigione spontanea, detto fenomeno sembra avere quale substrato anatomo – fisiologico 
l’asse ipotalamo-ipofisario- sistema immunitario. Esso sembra essere il responsabile, in date circostanze, della produzione di ormoni e molecole favorenti l’autoguarigione.
La PNEI è la scienza a cui dobbiamo tali evidenze. Le circostanti favorenti la messa in circolo di molecole quali citochine, serotonina, dopamina, sono attivate mediante il sistema limbico e rafforzati da uno status mentale creativo, da un’ alta autostima, dalla preghiera nonché dall’eliminazione di eccessi alimentari, abuso di sostanze nocive per l’organismo, etc,etc.
Il cervello è capace di creare tutte le condizioni necessarie nel rilevare, affrontare e risolvere i disturbi corporei? anche i più gravi? Sembra proprio di sì e sembra che questo fenomeno possa essere attivato mediante meccanismi immunitari ed adeguate secrezioni. L’occidente, con il proprio modus pensanti, attribuisce certe guarigioni straordinarie e inspiegabili per la scienza, a fattori miracolistici. Definito come guarigione spontanea, in realtà è un fenomeno che inizia ad avere delle risposte da parte della PNEI e che sostanzialmente, sembra attivare alcune sostanze chimiche, i neurotrasmettitori. PNEI è l’acronimo di psiconeuroendocrinoimmunologia, disciplina che studia le interrelazioni tra psiche, sistema immunitario, endocrino e nervoso, nonché come questi si influenzino vicendevolmente. Grazie alla PNEI, alla sua scientificità, sono cadute molte teorie tendenti alla frammentazione del essere umano, teorie che hanno trovato spazio, considerazione e protezione da parte della medicina convenzionale.
La liberazione dei neurotrasmettitori avviene continuamente ed è influenzata da innumerevoli fattori: il nostro stato mentale in primis, la tendenza ad essere positivi anche nelle condizioni critiche, lo stile di vita ed il vissuto emotivo. Cosicché ad esempio, essere diffidenti sulle proprie capacità, possedere uno scarso grado di autostima e di risorse interiori, provoca allo stesso modo dell’ uso indiscriminato di farmaci e/o abuso di sostanze nocive un indebolimento del fenomeno dell’autoguarigione. Da segnalare uno studio effettuato presso L’Harvard Medical School di Boston, pubblicato nel 2002, secondo cui la preghiera ed in particolare la recitazione del rosario ed anche di un mantra ripetuto, avrebbe la capacità di regolarizzare la pressione arteriosa ed il battito cardiaco. In effetti, è dimostrato che queste pratiche tendono ad abbassare il tono del sistema simpatico a favore di una attivazione di quello parasimpatico, predisponendo al rilascio di ormoni quali serotonina, (l’ormone del benessere) dopamina, endorfine, citochine. Le sostanze neurotrasmettoriali come le citochine, la serotonina attivano le indispensabili difese immunitarie dell’organismo.
Accanto alle preghiere o ai mantra, la produzione di dette molecole è incrementata dalla capacità reattiva che il nostro corpo è in grado di porre in atto nonché dalla creatività, l’amore, lo sport, il sesso e la pratica di un’arte. Processo che verrebbe da dire origina dall’organo più nobile e sconosciuto del corpo umano, il cervello, ed è da esso quindi che deriva la nostra capacità di non ammalarsi. Mi viene da pensare come sia errato il life style assunto da noi occidentali e l’errata direzione alla quale viene spinta la nostra vita, lontana dall’interiorità, dall’ascolto dei bisogni primari in favore di una esistenza che dire superficiale è un eufemismo.
Viene allora naturale considerare il sintomo fisico come un cialtrone da debellare ed il corpo che lo manifesta come uno sciocco strumento meccanico da riparare al più presto, veicolo di disservizio e di rallentamento dei ritmi quotidiani. Quanta cecità! Basti pensare che in presenza di sintomi come la febbre o un banale raffreddore, questi sono stroncati immediatamente, assumendo il primo farmaco a portata di mano ed in più attraverso l’ automedicazione.
Il substrato anatomo – fisiologico dell’autoguarigione
Il potenziale di auto guarigione, sembra si verifichi specificatamente attraverso la mediazione dell’asse ipotalamo-ipofisi – sistema immunitario. Georg Groddeck, medico e psicoanalista, padre della moderna psicosomatica, all’inizio del ‘900 descrisse le capacità del corpo umano di ripararsi da sé in seguito a malattia. Groddeck riteneva che i nodi da sciogliere per sconfiggere la malattia si trovassero nella parte razionale del cervello, la quale doveva essere ridimensionata per permettere all’energia vitale (ES)di emergere e guarirci. Nel suo bellissimo libro, NASAMECU, acronimo ippocratico di natura sanat medico curat, Groddeck fornisce tutte le indicazioni tendenti a tale scopo. L’autore dunque rileva che l’autoguarigione sia possibile attraverso il ridimensionamento dell’IO a favore dell’ES, ovvero dell’energia vitale che è presente dentro ognuno di noi e che fa funzionare insieme tutte le cellule, ricostruisce il corpo rinnovandolo continuamente, ci difende dagli attacchi e ci cura. Questo principio, in netto anticipo sui tempi, è una prima forma di lettura “scientifica” la quale propone anche una visione unitaria o come diremmo oggi, olistica dell’uomo.
L’Es, definibile anche come forza totipotente, viene ostacolata dunque dall’IO. L’IO è figlio di una cultura dominante di superficie, di un’educazione cieca di fronte alle diversità e che ci vuole omologati ed in tendenza con il sistema. L’ IO è rafforzato dai luoghi comuni, dalla routine quotidiana e da tutte quelle condizioni che ci spingono verso direzioni innaturali, le quali porteranno, prima o poi verso la malattia. Ogni malattia rappresenta non solo una lacerazione della propria trama di vita, ma rappresenta un forte appello della nostra intelligenza interiore che altro non chiede di ripristinare l’omeostasi e dunque la salute. Spesso il disagio è già in sé la soluzione: basterebbe riportare in primo piano i segnali che il corpo invia, ascoltare le sue sensazioni ed esserne maggiormente consapevoli. Tanti segnali vengono ignorati o addirittura soppressi ma, questi sono segnali di denuncia di una disarmonia che va ben oltre il corpo stesso. La PNEI dimostra scientificamente, ciò che Groddeck teorizzava. La psiche con i suoi processi, il pensiero, la coscienza, le emozioni sono elementi compresenti in ogni processo nervoso, endocrino ed immunitario. Tutto dunque nasce dalla mente, in particolare dall’ area limbica, sede delle emozioni e dei comportamenti istintuali.
All’interno dell’area limbica giungono continuamente afferenze da tutti gli organi. David Servan – Schereiber dell’ Università di Pittsburgh, Pennsylvania, afferma che il “ il cervello emotivo” possiede due meccanismi naturali di autoriparazione. Si tratta di capacità innate di ritrovare l’equilibrio ed il benessere…paragonabile alla cicatrizzazione di una ferita. Inoltre l’area limbica è la centralina di funzioni vitali come la respirazione, il battito cardiaco, la libido, il sonno, la pressione arteriosa, la secrezione ormonale e la risposta immunitaria.
1. Cosa ostacola il processo di autoguarigione?

2. Cosa invece lo favorisce?

3. Alla base dell’effetto placebo, vi è questa risposta?
Sicuramente alla prima domanda si poterebbe rispondere che primo fra tutti, l’ostacolo primario per il nostro guaritore interno è il cervello razionale. L’IO, ovverosia le convinzioni, gli schemi mentali e la cerebralità, il ruminìo mentale, il modo di pensare, i falsi obiettivi e/o progetti che ci imponiamo, le credenze e il modo di agire nella realtà ci orientano verso un’operatività rigida, legata a contingenze quotidiane. Ciò promuove un disallineamento tra i due cervelli, generando uno stato di caos e disarmonia del biochimismo corporeo. Un IO che è incapace di accogliere le sensazioni ed i bisogni reali. Il prevalere del cervello razionale sul limbico crea le condizioni per l’instaurarsi di un assetto neurochimico tipico dell’ansia o degli attacchi di panico. Quante depressioni, attacchi di panico o stati ansiogeni potrebbero trovare soluzione se soltanto ci si orientasse all’ascolto dei propri bisogni. Queste comuni manifestazioni psicosomatiche, sono supportate da un’iperattività del sistema nervoso autonomo, in particolare dalla sezione simpatico. Non solo ansia e attacchi di panico!
Stress, forte autocontrollo, producono le stesse molecole le quali indeboliscono il nostro sistema salute. Cortisolo, (l’ormone dello stress) adrenalina, radicali liberi sono le molecole responsabili, quando prodotte in eccesso e per molto tempo, dell’ indebolimento del sistema immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale. Esse provocano tra l’altro, una riduzione dei globuli bianchi ed anche l’innalzamento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, predisponendo l’uomo ad un aumentato rischio di incappare in frequenti malattie (virali, batteriche)e di innalzare i fattori di rischio di ictus o infarto del miocardio. E’ possibile allontanarsi da questi pericoli, attraverso la “riprogrammazione” della propria attività mentale: essere in sintonia con i propri bisogni e quindi con se stessi, essere liberi di esprimere emozioni, ridere, meditare, vivere una sessualità appagante, coltivare interessi e passioni, essere creativi, dedicarsi allo sport preferito favoriscono la salute, promuovono la crescita dell’autostima del buonumore, dell’empatia. Tre condizioni che il nostro cervello plastico adora e che gli fanno produrre le sostanze della felicità e della salute: endorfine, serotonina, dopamina, citochine, linfochine. La seconda domanda può trovare risposta dalla teoria esposta dal ricercatore Enzo Soresi.
Il ricercatore, autore de il “cervello anarchico” (UTET) propone la tesi dello “shock carismatico”. Con detta tesi, Soresi teorizza sulle remissioni spontanee che alcuni individui hanno comportato durante patologie serissime e conclamate. Definiamo cosa è lo shock carismatico; esso è secondo l’autore “un cambiamento profondo dello stato mentale della persona quando incontra un soggetto molto carismatico”. All’interno del libro viene segnalato un caso di un contadino afflitto da melanoma che guarisce dopo un incontro con Madre Teresa di Calcutta. E’ indubbio che l’uomo abbia questa risorsa e la stessa trova testimonianza in questa come in tante altre guarigioni inspiegabili. Lo stesso effetto placebo, è ipotizzabile che esso sia riconducibile ad una modificazione biochimica del cervello, generata dalla fiducia riposta nel farmaco da parte del paziente. Evidenze chiare circa l’effetto placebo non ve ne sono, però in letteratura scientifica l’esempio maggiormente significativo è dato dal confronto tra l’attività antidolorifica prodotto dalla morfina con quella prodotta dall’acqua, somministrata in pazienti ignori dello scambio. I dati ci dicono che la scomparsa del dolore nel campione placebo è del 60%. Mentre la medicina ufficiale etichetta l’effetto placebo come un processo di autosuggestione, l’auspicio è quello di poter approfondire, conoscere in fondo questo promettente ambito di ricerca e svelare gli intimi e meravigliosi segreti dell’autoguarigione.

Fonte: 
http://www.neuroscienze.net/?p=566

lunedì 4 marzo 2013

da ANATOMIA ESOTERICA di Douglas Baker


Il controllo dell'ipotalamo si fonda sulla riconversione del desiderio in volontà. Non dobbiamo mai dimenticare che il desiderio ha origine dalla volontà. La volontà viene modificata nella discesa della monade, quando questa attraversa il piano astrale: 

Quando la Monade emana i suoi raggi nella materia del terzo, quarto e quinto piano, e si appropria un atomo d'ognuno di essi, crea ciò che viene spesso chiamato il suo "riflesso nella materia"; lo "Spirito" umano, e l'aspetto Volontà della Monade si rispecchiano nell'Atma umano, e risiedono sul terzo piano, o atomico. Naturalmente questa prima ipostasi è indebolita dai veli di materia in cui è avvolta, ma non è assolutamente distorta; come un buono specchio riproduce l'immagine perfetta d'un oggetto, così lo Spirito umano, Atma-Buddhi-Manas, è un'immagine perfetta della Monade, è, anzi, la Monade stessa, velata in materia più densa. Ma, come uno specchio concavo o convesso dà un'immagine distorta dell'oggetto che gli è posto dinanzi, così gli ulteriori riflessi dello Spirito nella materia ancor più densa in cui si involve, non ne danno che immagini distorte.

Così quando la Volontà, nel suo progresso involutivo, velandosi sempre più su ogni piano, raggiunge il mondo immediatamente superiore al fisico, l'astrale, vi appare come Desiderio. Il Desiderio manifesta l'energia, la concentrazione, le impellenti caratteristiche della Volontà, ma la materia ha usurpato allo Spirito il suo governo, la sua direzione, e vi domina in vece sua. Il Desiderio è la Volontà detronizzata, prigioniera, schiava della materia. Non è più spontanea, ma vien determinata dalle attrazioni dell'ambiente. 

Tale è la differenza fra Volontà e Desiderio. L'intima natura è uguale in entrambi, perché in realtà essi non sono se non un'unico impulso, quello spontaneo dell'Atma, l'unica forza motrice dell'uomo, ciò che spinge all'attività, all'azione sul mondo esterno, sul Non-Sé. Quando il Sé determina l'attività, indipendentemente da attrazioni o repulsioni verso oggetti circostanti, allora è la Volontà che si manifesta. Quando attrazioni o repulsioni esterne determinano l'attività, e l'uomo è attirato qua e là da queste, sordo alla voce del Sé, incosciente del Sovrano Interno, allora è Desiderio che prevale.

Gli studiosi di Psicologia Esoterica sanno bene quanto spesso un'Anima di Primo Raggio (il Raggio della Volontà e del Potere) si combini con una Personalità di Sesto Raggio, il Raggio del Desiderio, dell'Energia Emotiva e dell'Idealismo. Qui possiamo rintracciare l'eziologia di questo stretto rapporto. 

Desiderio è Volontà rivestita di materia astrale, di quella materia che venne combinata dalla Seconda Onda Vitale in aggregati, la cui azione sulla coscienza determina in questa delle sensazioni. Rivestendosi di questa materia, le cui vibrazioni sono accompagnate da sensazioni nella coscienza, la Volontà si trasforma in Desiderio. La sua natura essenziale di agire da forza motrice, rivestita di materia che produce sensazioni, risponde con impellente energia; e quest'energia, che si sveglia ed agisce per mezzo della materia astrale, è Desiderio. 

Come la Volontà è la forza motrice per la natura superiore, così il Desiderio lo è per quella inferiore. Quando questa forza è debole, tutta la natura è debole nel reagire sul mondo. La forza effettiva di un carattere è indicata dalla forza della sua Volontà o del suo Desiderio, secondo il grado di evoluzione. Sta racchiusa una verità nel detto popolare "quanto più grande è il peccatore tanto più grande è il santo". Un individuo mediocre non può essere né molto buono né molto cattivo; egli non è capace né di grandi virtù né di grandi vizi. La forza della natura del Desiderio in un uomo ne indica la capacità di progresso, la forza con cui egli può spingersi sul sentiero dell'evoluzione. 


Anatomia Esoterica - Douglas Baker