The Earth's Heart

CURRENT MOON
Visualizzazione post con etichetta NeuroScienze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NeuroScienze. Mostra tutti i post

martedì 1 aprile 2014

L'OCCHIO




Si dice per varie ragioni che l'occhio umano sia il più esoterico degli organi. Ciò suggerisce che la sua forma, la sua struttura e le sue funzioni siano simboli di profondo significato interiore, le cui implicazioni agiscono a tutti i livelli dei sette piani della coscienza umana, e che chiamano in causa i concetti relativi sia al microcosmo (i regni inferiori all'Uomo) che al macrocosmo (i regni superiori). Tali concetti si rivelano a quegli studiosi di scienze esoteriche che spingono la loro ricerca fino alla profondità necessaria.

Lo sviluppo dell'occhio procede parallelo alla regressione della ghiandola pineale. Immergendosi progressivamente nella materia, l'Uomo vi rimane irretito, sviluppando un corpo fisico sempre più "grossolano" per mezzo del quale interagiva con l'ambiente esterno; gli occhi rispecchiarono questo processo diventando altamente organizzati, specializzati ed essenzialmente funzionali. D'altro canto, la ghiandola pineale si ritirò dal contatto e dal coinvolgimento con il mondo esterno, diventando meno specializzata e quasi disfunzionale. Ora essa è il simbolo esterno dell'organo della visione interiore, ed emergerà dal proprio "pralaya" soltanto nel periodo finale della Sesta Razza Radice. Resta comunque funzionale come ghiandola endocrina, il cui ruolo consiste nel mantenimento dei cicli e dei ritmi corporei; questi sono il riflesso in miniatura dei grandi cicli attraverso i quali la ghiandola pineale si è evoluta.

Uno studio approfondito della macchina fotografica aiuta a comprendere l'anatomia e la fisiologia dell'occhio; entrambi sono infatti strumenti ottici in grado di registrare le variazioni luminose nell'ambiente. Sia l'occhio che la macchina fotografica sono provvisti di una lente, di un'apertura variabile e di uno strato materiale fotosensibile. La lente dell'occhio umano comprende numerose strutture, tra cui la cornea - che è una modificazione della sclera, vale a dire un rivestimento bianco/bluastro che permette il passaggio della luce - il cristallino, sospeso fra due legamenti, e la sostanza liquida posta fra la cornea e il cristallino. La combinazione di questi elementi provoca la convergenza delle onde luminose e la formazione dell'immagine sullo strato di cellule fotosensibili posto sul fondo dell'occhio (la rètina).
la curvatura della lente può essere modificata volontariamente attraverso il meccanismo che prende il nome di "accomodazione".
Questa si ottiene per mezzo dei legamenti attaccati alla capsula fibrosa che racchiude il cristallino. Questi legamenti possono, per il fatto di essere attaccati alle estremità della capsula, far trazione su di essa e così cambiarne la forma. Il risultato è una lente curva ottenuta esercitando vari gradi di tensione su una lente piatta. Il meccanismo permette all'occhio di variare la messa a fuoco dagli oggetti vicini agli oggetti lontani, portando sempre a convergere sulla rètina l'immagine che ne risulta. Il muscolo ciliare circolare che esercita trazione sui legamenti sospensori è controllato dal sistema nervoso parasimpatico.

L'iride è un muscolo circolare che allarga o restringe l'apertura dell'occhio che chiamiamo pupilla. Nelle sue fibre è depositato un pigmento che dona agli occhi il loro colore caratteristico... grigio, verde, marrone, blu, ecc. L'azione dell'iride consiste nel regolare la quantità di luce che entra nell'occhio, in funzione della luminosità dell'ambiente. Il diametro della pupilla può variare da 1,5 ad 8 mm, con un'oscillazione della quantità di luce in ingresso pari a quasi trenta volte.

Alla luce che entra nell'occhio è impedita la dispersione grazie allo strato scuro delle cellule pigmentate che si trovano sotto la rètina. All'esterno della rètina c'è un rivestimento contenente i vasi sanguigni, detto appunto rivestimento vascolare. Al di là di esso c'è la sclera, l'involucro bianco fibroso che avvolge il bulbo oculare. 

LA RETINA 

L'interno del'occhio è interamente ricoperto dalle cellule fotosensibili che costituiscono la rètina. Ciascuna cellula è collegata al cervello attraverso le fibre nervose del nervo ottico. In realtà lo stesso nervo ottico è una parte del cervello, la sola parte visibile dall'esterno. Per tale motivo possiede un grande significato esoterico, come vedremo presto.

Nella rètina vi sono due tipi di cellule, i coni e i bastoncelli. Questi ultimi reagiscono soprattutto al bui e alla luce, mentre i coni contengono i pigmenti cromosensibili; i coni inoltre non soltanto governano il meccanismo della visione a colori, ma contribuiscono ad un'immagine nitida e dettagliata, quali i bastoncelli da soli non potrebbero offrire. Questa precisione nel colore e nel dettaglio raggiunge il suo massimo in una piccola area di cellule coniche al centro della rètina, chiamata macula. Al centro della macula un ulteriore addensamento di coni forma la fòvea. Nella fòvea tutto ciò che può essere di ostacolo, vasi sanguigni, ecc., si trova su un solo lato. I coni stessi sono divisi in tre gruppi, ognuno dei quali è particolarmente sensibile ad un colore specifico. per esempio il rosso, o il blu, o il verde (e, in misura minore, alle combinazioni di questi). In tal modo il cervello può registrare tutti i colori dello spettro, anche se solo in termini di impulsi elettrici.

Prima di individuare i legami esoterici fra queste parti anatomiche e il loro profondo significato interiore, il discepolo dovrebbe acquisire una certa familiarità con esse.

A questo punto, possiamo fare ricorso all'affinità strutturale fra l'occhio e la macchina fotografica. Il funzionamento di quest'ultima è basato sulle leggi della fisica. Lo stesso vale per l'occhio umano nei suoi aspetti esoterici. L'interno dell'occhio è rivestito di materiale scuro e pigmentato posto proprio dietro lo strato di cellule fotosensibili che costituisce la rètina. Anche l'interno della macchina fotografica è fotorepellente, e contiene, come l'occhio, sufficiente spazio per permettere la formazione dell'immagine. In entrambe le strutture niente di esterno interferisce con tale processo. L'occhio è come un santuario, un luogo sacro in cui solo determinate energie purificate possono entrare.

La macchina fotografica contiene l'equivalente dell'iride. Negli occhi dell'Uomo l'iride è composta da fibre muscolari disposte radialmente attorno ad un foro che lascia entrare la luce, chiamato pupilla. Nelle fibre muscolari è depositato il pigmento che dona agli occhi il loro colore. La pupilla agisce come un diaframma, la cui apertura può essere modificata per far entrare una maggiore o minore quantità di luce.

La funzione della lente nella macchina fotografica come nell'occhio è ovvia, ed è quella di focalizzare le onde luminose in un'area sensibile, nella quale si crea un'immagine capovolta di grande chiarezza.

La forma della lente oculare si modifica per mettere a fuoco tanto gli oggetti lontani che quelli vicini. I muscoli ciliari e i legamenti sospensori possono curvarla oppure appiattirla. Nella macchina fotografica la forma della lente non si modifica; un piccolo mantice permette di spostarla in modo da ottenere i medesimi effetti di adattamento.

Lo strato di cellule su cui si forma l'immagine prende il nome di rètina. Qui le cellule fotosensibili reagiscono costantemente alla luce che colpisce. Alcune sono reattive solo in termini di buio e luce. Altre reagiscono sottilmente alle diverse lunghezze d'onda, che chiamiamo colori. Le prime cellule prendono il nome di "bastoncelli", le seconde di "coni". nella macchina fotografica la funzione di queste cellule, così vitali per porre l'organismo in relazione con l'ambiente esterno, è esercitata da una pellicola fotosensibile. Ogni fotogramma può reagire ad una sola immagine, mentre nell'occhio una serie continua di immagini viene trasmessa dalle cellule fotosensibili al cervello per mezzo di terminazioni nervose. Queste sono rivestite di una sostanza bianca e grassa, e costituiscono il nervo ottico (Il Nervo Encefalico). La pellicola fotografica, dopo l'esposizione, deve essere sottoposta a sviluppo e fissaggio. L'occhio sostituisce queste operazioni con la trasmissione in codice dell'informazione contenuta nell'immagine al cervello. Impulsi elettrici trasportano l'informazione lungo il nervo ottico, e la depositano in una speciale area di smistamento situata sulla superficie cerebrale., la corteccia visiva. il cervello può allora registrare o memorizzare l'informazione ottenuta, oppure scartarla. Per le operazioni finali la macchina fotografica deve disporre di un tecnico. Nell'Uomo tali operazioni spettano all'ego o personalità (nell'Uomo comune) e all'Anima (nell'Uomo evoluto). 





Il problema dello sviluppo degli occhi ha dato lo spunto ad una delle più stringenti critiche rivolte alla teoria prospettata da Darwin  per spiegare l'evoluzione mediante il processo dell'evoluzione naturale. Quando progettiamo uno strumento, possiamo costruire numerosi modelli sperimentali del tutto inutili; una simile possibilità viene esclusa nel processo della selezione naturale poiché ogni nuovo carattere deve essere vantaggioso per chi lo possiede, e solo risultando tale può venire tramandato alle successive generazioni. Ma a che cosa potevano servire delle lenti capaci di fornire delle immagini se non esisteva un sistema nervoso capace di interpretarle? E come d'altronde si sarebbe potuto sviluppare un sistema nervoso preposto alla percezione delle immagini prima di un occhio capace di fornirle? 

R. L. Gregory, Occhio e Cervello. La psicologia del vedere (Il Saggiatore)


Come in Alto, così in Basso, recita una - fondamentale - massima occulta. In modo analogo, ogni entità individuale è creata ad immagine di Dio, ed è perciò una fotocopia in miniatura di tutto l'Universo. Il che è vero in due sensi. Prima di tutto ogni cosa, non importa quanto grande o quanto piccola, è creata ad immagine dell'Unica Realtà Assoluta. Più in particolare, ogni entità è creata ad immagine "dell'Uno nel quale vive, si muove ed esiste." Così, per esempio, una cellula ematica rispecchia tutto l'Universo, ma al tempo stesso è un'immagine dell'entità (l'Uomo) nella quale esiste. Al tempo stesso ogni microcosmo (la parte), per esempio un pianeta o un uomo, agisce in qualità di "macrocosmo minore" il cui particolare archetipo o immagine si rispecchia nella miriade di vite al di sotto di esso. 


L'IRIDE COME SPECCHIO DELLA SALUTE E DELLA MALATTIA: L'iride riflette lo stato di salute o di malattia di un individuo. Un diagnostico esperto in questo campo può ricavare dall'esame dell'iride un quadro completo delle condizioni fisiche, mentali ed emotive della persona. 


dal testo - Anatomia Esoterica - di Douglas Baker - Vol. I

lunedì 8 aprile 2013

L'Autoguarigione: Processo cerebrale?




Abstract: Il corpo umano possiede delle capacità di autoguarigione che si manifestano anche in condizioni patologiche gravose. Definito scientificamente come guarigione spontanea, detto fenomeno sembra avere quale substrato anatomo – fisiologico 
l’asse ipotalamo-ipofisario- sistema immunitario. Esso sembra essere il responsabile, in date circostanze, della produzione di ormoni e molecole favorenti l’autoguarigione.
La PNEI è la scienza a cui dobbiamo tali evidenze. Le circostanti favorenti la messa in circolo di molecole quali citochine, serotonina, dopamina, sono attivate mediante il sistema limbico e rafforzati da uno status mentale creativo, da un’ alta autostima, dalla preghiera nonché dall’eliminazione di eccessi alimentari, abuso di sostanze nocive per l’organismo, etc,etc.
Il cervello è capace di creare tutte le condizioni necessarie nel rilevare, affrontare e risolvere i disturbi corporei? anche i più gravi? Sembra proprio di sì e sembra che questo fenomeno possa essere attivato mediante meccanismi immunitari ed adeguate secrezioni. L’occidente, con il proprio modus pensanti, attribuisce certe guarigioni straordinarie e inspiegabili per la scienza, a fattori miracolistici. Definito come guarigione spontanea, in realtà è un fenomeno che inizia ad avere delle risposte da parte della PNEI e che sostanzialmente, sembra attivare alcune sostanze chimiche, i neurotrasmettitori. PNEI è l’acronimo di psiconeuroendocrinoimmunologia, disciplina che studia le interrelazioni tra psiche, sistema immunitario, endocrino e nervoso, nonché come questi si influenzino vicendevolmente. Grazie alla PNEI, alla sua scientificità, sono cadute molte teorie tendenti alla frammentazione del essere umano, teorie che hanno trovato spazio, considerazione e protezione da parte della medicina convenzionale.
La liberazione dei neurotrasmettitori avviene continuamente ed è influenzata da innumerevoli fattori: il nostro stato mentale in primis, la tendenza ad essere positivi anche nelle condizioni critiche, lo stile di vita ed il vissuto emotivo. Cosicché ad esempio, essere diffidenti sulle proprie capacità, possedere uno scarso grado di autostima e di risorse interiori, provoca allo stesso modo dell’ uso indiscriminato di farmaci e/o abuso di sostanze nocive un indebolimento del fenomeno dell’autoguarigione. Da segnalare uno studio effettuato presso L’Harvard Medical School di Boston, pubblicato nel 2002, secondo cui la preghiera ed in particolare la recitazione del rosario ed anche di un mantra ripetuto, avrebbe la capacità di regolarizzare la pressione arteriosa ed il battito cardiaco. In effetti, è dimostrato che queste pratiche tendono ad abbassare il tono del sistema simpatico a favore di una attivazione di quello parasimpatico, predisponendo al rilascio di ormoni quali serotonina, (l’ormone del benessere) dopamina, endorfine, citochine. Le sostanze neurotrasmettoriali come le citochine, la serotonina attivano le indispensabili difese immunitarie dell’organismo.
Accanto alle preghiere o ai mantra, la produzione di dette molecole è incrementata dalla capacità reattiva che il nostro corpo è in grado di porre in atto nonché dalla creatività, l’amore, lo sport, il sesso e la pratica di un’arte. Processo che verrebbe da dire origina dall’organo più nobile e sconosciuto del corpo umano, il cervello, ed è da esso quindi che deriva la nostra capacità di non ammalarsi. Mi viene da pensare come sia errato il life style assunto da noi occidentali e l’errata direzione alla quale viene spinta la nostra vita, lontana dall’interiorità, dall’ascolto dei bisogni primari in favore di una esistenza che dire superficiale è un eufemismo.
Viene allora naturale considerare il sintomo fisico come un cialtrone da debellare ed il corpo che lo manifesta come uno sciocco strumento meccanico da riparare al più presto, veicolo di disservizio e di rallentamento dei ritmi quotidiani. Quanta cecità! Basti pensare che in presenza di sintomi come la febbre o un banale raffreddore, questi sono stroncati immediatamente, assumendo il primo farmaco a portata di mano ed in più attraverso l’ automedicazione.
Il substrato anatomo – fisiologico dell’autoguarigione
Il potenziale di auto guarigione, sembra si verifichi specificatamente attraverso la mediazione dell’asse ipotalamo-ipofisi – sistema immunitario. Georg Groddeck, medico e psicoanalista, padre della moderna psicosomatica, all’inizio del ‘900 descrisse le capacità del corpo umano di ripararsi da sé in seguito a malattia. Groddeck riteneva che i nodi da sciogliere per sconfiggere la malattia si trovassero nella parte razionale del cervello, la quale doveva essere ridimensionata per permettere all’energia vitale (ES)di emergere e guarirci. Nel suo bellissimo libro, NASAMECU, acronimo ippocratico di natura sanat medico curat, Groddeck fornisce tutte le indicazioni tendenti a tale scopo. L’autore dunque rileva che l’autoguarigione sia possibile attraverso il ridimensionamento dell’IO a favore dell’ES, ovvero dell’energia vitale che è presente dentro ognuno di noi e che fa funzionare insieme tutte le cellule, ricostruisce il corpo rinnovandolo continuamente, ci difende dagli attacchi e ci cura. Questo principio, in netto anticipo sui tempi, è una prima forma di lettura “scientifica” la quale propone anche una visione unitaria o come diremmo oggi, olistica dell’uomo.
L’Es, definibile anche come forza totipotente, viene ostacolata dunque dall’IO. L’IO è figlio di una cultura dominante di superficie, di un’educazione cieca di fronte alle diversità e che ci vuole omologati ed in tendenza con il sistema. L’ IO è rafforzato dai luoghi comuni, dalla routine quotidiana e da tutte quelle condizioni che ci spingono verso direzioni innaturali, le quali porteranno, prima o poi verso la malattia. Ogni malattia rappresenta non solo una lacerazione della propria trama di vita, ma rappresenta un forte appello della nostra intelligenza interiore che altro non chiede di ripristinare l’omeostasi e dunque la salute. Spesso il disagio è già in sé la soluzione: basterebbe riportare in primo piano i segnali che il corpo invia, ascoltare le sue sensazioni ed esserne maggiormente consapevoli. Tanti segnali vengono ignorati o addirittura soppressi ma, questi sono segnali di denuncia di una disarmonia che va ben oltre il corpo stesso. La PNEI dimostra scientificamente, ciò che Groddeck teorizzava. La psiche con i suoi processi, il pensiero, la coscienza, le emozioni sono elementi compresenti in ogni processo nervoso, endocrino ed immunitario. Tutto dunque nasce dalla mente, in particolare dall’ area limbica, sede delle emozioni e dei comportamenti istintuali.
All’interno dell’area limbica giungono continuamente afferenze da tutti gli organi. David Servan – Schereiber dell’ Università di Pittsburgh, Pennsylvania, afferma che il “ il cervello emotivo” possiede due meccanismi naturali di autoriparazione. Si tratta di capacità innate di ritrovare l’equilibrio ed il benessere…paragonabile alla cicatrizzazione di una ferita. Inoltre l’area limbica è la centralina di funzioni vitali come la respirazione, il battito cardiaco, la libido, il sonno, la pressione arteriosa, la secrezione ormonale e la risposta immunitaria.
1. Cosa ostacola il processo di autoguarigione?

2. Cosa invece lo favorisce?

3. Alla base dell’effetto placebo, vi è questa risposta?
Sicuramente alla prima domanda si poterebbe rispondere che primo fra tutti, l’ostacolo primario per il nostro guaritore interno è il cervello razionale. L’IO, ovverosia le convinzioni, gli schemi mentali e la cerebralità, il ruminìo mentale, il modo di pensare, i falsi obiettivi e/o progetti che ci imponiamo, le credenze e il modo di agire nella realtà ci orientano verso un’operatività rigida, legata a contingenze quotidiane. Ciò promuove un disallineamento tra i due cervelli, generando uno stato di caos e disarmonia del biochimismo corporeo. Un IO che è incapace di accogliere le sensazioni ed i bisogni reali. Il prevalere del cervello razionale sul limbico crea le condizioni per l’instaurarsi di un assetto neurochimico tipico dell’ansia o degli attacchi di panico. Quante depressioni, attacchi di panico o stati ansiogeni potrebbero trovare soluzione se soltanto ci si orientasse all’ascolto dei propri bisogni. Queste comuni manifestazioni psicosomatiche, sono supportate da un’iperattività del sistema nervoso autonomo, in particolare dalla sezione simpatico. Non solo ansia e attacchi di panico!
Stress, forte autocontrollo, producono le stesse molecole le quali indeboliscono il nostro sistema salute. Cortisolo, (l’ormone dello stress) adrenalina, radicali liberi sono le molecole responsabili, quando prodotte in eccesso e per molto tempo, dell’ indebolimento del sistema immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale. Esse provocano tra l’altro, una riduzione dei globuli bianchi ed anche l’innalzamento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, predisponendo l’uomo ad un aumentato rischio di incappare in frequenti malattie (virali, batteriche)e di innalzare i fattori di rischio di ictus o infarto del miocardio. E’ possibile allontanarsi da questi pericoli, attraverso la “riprogrammazione” della propria attività mentale: essere in sintonia con i propri bisogni e quindi con se stessi, essere liberi di esprimere emozioni, ridere, meditare, vivere una sessualità appagante, coltivare interessi e passioni, essere creativi, dedicarsi allo sport preferito favoriscono la salute, promuovono la crescita dell’autostima del buonumore, dell’empatia. Tre condizioni che il nostro cervello plastico adora e che gli fanno produrre le sostanze della felicità e della salute: endorfine, serotonina, dopamina, citochine, linfochine. La seconda domanda può trovare risposta dalla teoria esposta dal ricercatore Enzo Soresi.
Il ricercatore, autore de il “cervello anarchico” (UTET) propone la tesi dello “shock carismatico”. Con detta tesi, Soresi teorizza sulle remissioni spontanee che alcuni individui hanno comportato durante patologie serissime e conclamate. Definiamo cosa è lo shock carismatico; esso è secondo l’autore “un cambiamento profondo dello stato mentale della persona quando incontra un soggetto molto carismatico”. All’interno del libro viene segnalato un caso di un contadino afflitto da melanoma che guarisce dopo un incontro con Madre Teresa di Calcutta. E’ indubbio che l’uomo abbia questa risorsa e la stessa trova testimonianza in questa come in tante altre guarigioni inspiegabili. Lo stesso effetto placebo, è ipotizzabile che esso sia riconducibile ad una modificazione biochimica del cervello, generata dalla fiducia riposta nel farmaco da parte del paziente. Evidenze chiare circa l’effetto placebo non ve ne sono, però in letteratura scientifica l’esempio maggiormente significativo è dato dal confronto tra l’attività antidolorifica prodotto dalla morfina con quella prodotta dall’acqua, somministrata in pazienti ignori dello scambio. I dati ci dicono che la scomparsa del dolore nel campione placebo è del 60%. Mentre la medicina ufficiale etichetta l’effetto placebo come un processo di autosuggestione, l’auspicio è quello di poter approfondire, conoscere in fondo questo promettente ambito di ricerca e svelare gli intimi e meravigliosi segreti dell’autoguarigione.

Fonte: 
http://www.neuroscienze.net/?p=566