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giovedì 26 dicembre 2013

La ricchezza è una fortuna o un pericolo?




E' noto quanto il rapporto degli esseri umani con i beni terreni sia sottoposto al cambiamento, ed è un compito della scienza definire meglio il suo significato per il singolo popolo e per la singola epoca, nonché approfondire le sue oscillazioni in base all'effetto che esercitano su tutta la vita del popolo. Al contempo, però, con questo cambiamento compare anche qualcosa di stabile e diffuso, più o meno marcato in questo o quel popolo, ma sicuramente un patrimonio comune a tutti, fintanto che intendiamo con popolo le masse, non i ceti che emergono per formazione e maggiore consapevolezza: ovvero il credere che esista un rapporto stretto tra ricchezza e felicità e tra povertà e infelicità, in una parentela intima tra i beni esteriori e la felicità interiore del singolo. E' evidente, e l'esperienza lo conferma continuamente, che questo nesso non è affatto necessario: che, al contrario, molto spesso accanto alla ricchezza abita l'inquietudine dell'anima, la miseria spirituale, la disperazione, e che, invece, al riparo della povertà, presso una misera sorte, possono essere di casa pace interiore e lieta soddisfazione. Infatti, riconoscere nell'aspirazione alla ricchezza qualcosa di innaturale e che in generale contraddice i diritti degli uomini è sbagliato tanto quanto elevare la  ricchezza a unico e più alto scopo dell'uomo. Dobbiamo imparare a riconoscere che la ricchezza e la povertà non implicano in sé e per sé la felicità o infelicità, ma che il modo in cui ce ne serviamo può accrescere l'una come l'altra.
Indaghiamo allora le condizioni alle quali la ricchezza può essere una fortuna per le persone e quelle alle quali può provocare pericoli di ogni tipo e disturbare la pace interiore. Poiché, infatti, la felicità può essere definita soltanto come una condizione interiore, come una certa armonia tra le facoltà spirituali e morali, allora perché la ricchezza accresca la felicità deve avere effetto sulla vita spirituale e morale dell'uomo. Ed è sufficiente accennare al fatto che, da una parte, al ricco sono dati gli strumenti per sviluppare il proprio spirito verso una gran perfezione, per ampliare i suoi orizzonti per esempio viaggiando, e portare tutte le forze spirituali al proprio servizio: tutte cose che al povero rimangono sconosciute per la limitatezza dei suoi mezzi. D'altra parte, il ricco non conosce quei pericolosi stati d'animo in cui può sprofondare il povero infelice quando la sua moralità rischia di soccombere nella battaglia con le necessità e la miseria; di contro, egli può intervenire concretamente per dare sollievo alle condizioni di emergenza o per sostenere i poveri, i malati e gli orfani, non solo con consigli e proposte, ma anche con i propri mezzi. In generale la ricchezza gli dà una maggiore indipendenza dagli uomini, mentre, d'altro canto, la sua influenza può avere effetti benefici sugli ambienti che lo circondano, laddove, invece, il nome e le attività del povero raramente divengono celebri e scompaiono con la sua morte. In generale il ricco ha tempo per dedicarsi alla sua formazione intellettuale e morale; il povero è privo spesso e dell'una e dell'altra, anche solo perché costretto a far fronte ai bisogni necessari. E così al ricco è data la possibilità di arricchire la propria vita di grazie e bellezza e di acquisire finezza di sentimento e possibilità di gustare l'esistenza, ragion per cui il bracciante a giornata, che lavora con il sudore della fronte, considera fortunato il proprio ricco proprietario terriero.
E tuttavia l'esperienza offre spesso un'immagine dell'uomo ricco del tutto diversa da quella che ho tratteggiato. Spesso vediamo come quei mezzi che egli dovrebbe impiegare per la propria formazione vengano dissipati in piaceri smodati; come la finezza del sentimento si rovesci, da un lato, in una insensibile durezza verso il prossimo e, dall'altro, in una rude brama di piaceri sensuali. Invece di un lieto benessere gli si sono annidate nel cuore cattive passioni, che non soltanto lo portano alla rovina ma esercitano anche un influsso deleterio sul suo ambiente. Riconosciamo che anche al ricco si fanno incontro pesanti tentazioni, spesso in forma graziosa e seducente, non certo minori di quelle che cercano di irretire i poveri, e più pericolose, perché, abitualmente, non portano con sé la sventura solo per il singolo. Riconosciamo che la facilità con cui si dispone dei mezzi per vivere spinge il ricco a disprezzare il lavoro e anche a disistimare i suoi simili più poveri, come del resto la sua vita oziosa è capace di piantare nel suo cuore il germe di tutte le possibili passioni.
Quindi, anche la ricchezza è un bene dubbio, come l'onore esteriore, che nelle mani degli uomini può rovesciarsi in benedizione o maledizione, ogni qualvolta la ricchezza e l'onore sono solo esteriori e non si fondono positivamente con una ricca vita emotiva e una rettitudine interiore. Malgrado quei pericoli, non c'è nulla di più fondato dell'aspirazione umana verso la ricchezza, così come si manifesta in tutti gli strati del popolo: essa si basa sull'idea che la ricchezza includa  molte condizioni necessarie per una vita bella e veramente degna di essere vissuta. 


Friedrich Nietzsche

sabato 5 novembre 2011

Ogni Luce proietta ombra...




Cos'è la Vita?
Se non la continua ricerca della felicità, in essa?



Ho trovato un estratto che scrissi un qualcosa come 3 anni fa,
quando ero ancora al Liceo: 




"La vita è si, quella continua 
ricerca di felicità che tutti avvertono, ed è giusto avvertire ...
Ma la felicità intesa in maniera diversa.
Non quella semplice sensazione, 
ma 
la felicità vera ... la felicità nella Verità!"


e come si fa ad essere felici, se la verità fa male, e spesso non ci piace?
beh, forse perché quella Verità non è poi tanto Vera ... perché la verità non è un Assoluto, come assoluto non è neppure chi la guarda ... ma continuamente cangiante, ed essa ha l'opportunità di cambiare in noi solo quando la si è accettata per quella che è.
Ma se noi non siamo Felici in partenza,
mai lo saremo nemmeno all'arrivo.

Per questo... Non siamo Egoisti, verso ciò che ci rende felici
Ma ringraziamolo con la nostra stessa felicità, per

il favore che ci ha reso. E perdoniamolo, se non sempre lo fa. O riesce a farlo
Anche se è ovunque, ma siamo noi che a volte non siamo in grado, o non ci mettiamo in condizione, di vederlo.



Noi non abbiamo bisogno della felicità,
è la Felicità che ha bisogno di noi! :)

Nulla può nascere dal Nulla ... o forse ... chissà; solo il nulla è in grado di accorgersi, e per questo di generare, il nulla ...



ma lascio le mere speculazioni filosofiche, a chi il Filosofo lo fa per professione ...
a me non interessano i Pensieri, fini a se stessi, e poiché so che non ne esistono di tali


Tutto è in correlazione alla Vita, e al Vivere, quando l'essere Pensante
è vivo, né può smettere di farlo, e si serve della vita

A me interessa solo Tutto ciò che Mi/Vi possa aiutare a viverla meglio, al meglio,

perché si sa che, se ottengo quello che voglio, posso dare il Meglio,
in quello che Voglio ... e non sto parlando qui di semplice volere, ma di Volontà.


... nel concetto più puramente crowleyano del termine ...


il cielo non smette di piovere,
finché tutte le nubi
non sono lontane dal Sole


però è anche vero che il sole è in grado di scioglierle, quelle nubi ...

Con il suo Calore...



per cui basta poco per esser felici, basta Esserlo ...


pur facendo spazio a qualche nube, che si affaccia di tanto in tanto, 
per aiutarci a vedere nel suo riflesso nuove forme

Osservate come fa il Mondo ...



Non vi dice nulla, che la Notte
non sia mai del tutto buia?
E che ci siano le stelle a illuminarla ... ?

E che solo di giorno, ogni cosa, 
proietti ombra?


Non vi parla forse il Cielo?

e il fatto che certe cose siano state poste lì così palesi, davanti a noi, e che noi stessi non le guardiamo mai veramente...
Per questo poi, la Verità ci sfugge, perché noi la rincorriamo [E forse, chi può dirlo, siamo proprio noi che la spingiamo a scappare] ...
come se ce l'avessimo lontana da Noi.


Come se Non ce l'avessimo già IN noi, :)
insieme alle Capacità di riconoscerla.



Ogni cosa, è Potenzialmente in sé, un' altra 
perché ella, lo Ha, in sé ...


riflettete, e meditate....




Intanto, vi dedico questo Video ^^