Indaghiamo allora le condizioni alle quali la ricchezza può essere una fortuna per le persone e quelle alle quali può provocare pericoli di ogni tipo e disturbare la pace interiore. Poiché, infatti, la felicità può essere definita soltanto come una condizione interiore, come una certa armonia tra le facoltà spirituali e morali, allora perché la ricchezza accresca la felicità deve avere effetto sulla vita spirituale e morale dell'uomo. Ed è sufficiente accennare al fatto che, da una parte, al ricco sono dati gli strumenti per sviluppare il proprio spirito verso una gran perfezione, per ampliare i suoi orizzonti per esempio viaggiando, e portare tutte le forze spirituali al proprio servizio: tutte cose che al povero rimangono sconosciute per la limitatezza dei suoi mezzi. D'altra parte, il ricco non conosce quei pericolosi stati d'animo in cui può sprofondare il povero infelice quando la sua moralità rischia di soccombere nella battaglia con le necessità e la miseria; di contro, egli può intervenire concretamente per dare sollievo alle condizioni di emergenza o per sostenere i poveri, i malati e gli orfani, non solo con consigli e proposte, ma anche con i propri mezzi. In generale la ricchezza gli dà una maggiore indipendenza dagli uomini, mentre, d'altro canto, la sua influenza può avere effetti benefici sugli ambienti che lo circondano, laddove, invece, il nome e le attività del povero raramente divengono celebri e scompaiono con la sua morte. In generale il ricco ha tempo per dedicarsi alla sua formazione intellettuale e morale; il povero è privo spesso e dell'una e dell'altra, anche solo perché costretto a far fronte ai bisogni necessari. E così al ricco è data la possibilità di arricchire la propria vita di grazie e bellezza e di acquisire finezza di sentimento e possibilità di gustare l'esistenza, ragion per cui il bracciante a giornata, che lavora con il sudore della fronte, considera fortunato il proprio ricco proprietario terriero.
E tuttavia l'esperienza offre spesso un'immagine dell'uomo ricco del tutto diversa da quella che ho tratteggiato. Spesso vediamo come quei mezzi che egli dovrebbe impiegare per la propria formazione vengano dissipati in piaceri smodati; come la finezza del sentimento si rovesci, da un lato, in una insensibile durezza verso il prossimo e, dall'altro, in una rude brama di piaceri sensuali. Invece di un lieto benessere gli si sono annidate nel cuore cattive passioni, che non soltanto lo portano alla rovina ma esercitano anche un influsso deleterio sul suo ambiente. Riconosciamo che anche al ricco si fanno incontro pesanti tentazioni, spesso in forma graziosa e seducente, non certo minori di quelle che cercano di irretire i poveri, e più pericolose, perché, abitualmente, non portano con sé la sventura solo per il singolo. Riconosciamo che la facilità con cui si dispone dei mezzi per vivere spinge il ricco a disprezzare il lavoro e anche a disistimare i suoi simili più poveri, come del resto la sua vita oziosa è capace di piantare nel suo cuore il germe di tutte le possibili passioni.
Quindi, anche la ricchezza è un bene dubbio, come l'onore esteriore, che nelle mani degli uomini può rovesciarsi in benedizione o maledizione, ogni qualvolta la ricchezza e l'onore sono solo esteriori e non si fondono positivamente con una ricca vita emotiva e una rettitudine interiore. Malgrado quei pericoli, non c'è nulla di più fondato dell'aspirazione umana verso la ricchezza, così come si manifesta in tutti gli strati del popolo: essa si basa sull'idea che la ricchezza includa molte condizioni necessarie per una vita bella e veramente degna di essere vissuta.
Friedrich Nietzsche
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