All'inizio sarà bene dare uno sguardo sintetico alla cultura, nelle sue varie manifestazioni. Essa evidentemente è il tutto integrale consistente degli strumenti e dei beni di consumo, delle carte costituzionali per i vari raggruppamenti sociali, delle idee e delle arti, delle credenze e dei costumi. Sia che noi consideriamo una cultura molto semplice o primitiva o una cultura estremamente complessa o sviluppata, noi ci troviamo di fronte a un vasto apparato, in parte materiale, in parte umano e in parte spirituale con cui l'uomo può venire a capo dei concreti, specifici problemi che gli stanno di fronte. Questi problemi sorgono dal fatto che l'uomo ha un corpo soggetto a vari bisogni organici e vive in un ambiente che è il suo miglior amico giacché fornisce i materiali grezzi del lavoro umano, e anche il suo nemico più pericoloso poiché alberga molte forze ostili.
In questo giudizio un po' approssimativo e certamente senza molte pretese, che sarà elaborato pezzo per pezzo, noi abbiamo implicato per prima cosa che la teoria della cultura deve prender posizione sul fatto biologico. Gli esseri umani sono una specie animale. Essi sono soggetti a condizioni elementari che debbono essere soddisfatte affinché gli uomini sopravvivano, la razza continui e tutti gli organismi siano mantenuti in grado di funzionare. Ancora, col suo intero apparato di manufatti e con la sua capacità di produrli e valutarli, l'uomo crea un secondo ambiente. Fin qui non c'è nulla di nuovo e si sono spesso date ed elaborate definizioni simili della cultura. Noi, comunque, ne tratteremo, una o due conclusioni addizionali.
In primo luogo, è chiaro che il soddisfacimento dei bisogni organici o fondamentali dell'uomo e della razza è una serie minima di condizioni imposte a ciascuna cultura. Si devono risolvere i problemi avanzati dei bisogni nutritivi, riproduttivi e igienici dell'uomo. Essi sono risolti con la costruzione di un ambiente nuovo, secondario o artificiale. Questo ambiente che non è né più e né meno che la cultura stessa, deve essere continuamente riprodotto, mantenuto e diretto. Ne consegue ciò che potrebbe essere descritto nel senso più generale del termine come un nuovo livello di vita, che dipende dal livello culturale della comunità, dall'ambiente e dall'efficienza del gruppo. Un livello culturale di vita, inoltre, significa che nuovi bisogni si manifestano e nuovi imperativi o determinanti sono imposti al comportamento umano, Chiaramente, la tradizione culturale deve essere trasmessa da ciascuna generazione alla successiva. Metodi e meccanismi di carattere educativo debbono esistere in ogni cultura. L'ordine e la legge debbono essere mantenuti, giacché la cooperazione è l'essenza di ogni realizzazione culturale. In ogni comunità debbono esistere misure per sanzionare il costume, l'etica e la legge. Il sostrato materiale della cultura deve essere rinnovato, e mantenuto in grado di funzionare. Perciò, alcune forme di organizzazione economica sono indispensabili, anche nelle culture più primitive. Così l'uomo deve, innanzitutto, soddisfare tutti i bisogni dell'organismo. Deve creare dispositivi e compiere attività per nutrirsi, riscaldarsi, alloggiare, vestirsi o proteggersi dal freddo, dal vento e dalle intemperie. Egli deve proteggere se stesso e organizzare tale protezione contro nemici e pericoli esterni, fisici, animali o umani. Tutti questi problemi primari degli esseri umani sono risolti mediante prodotti, mediante l'organizzazione in gruppi cooperativi, e anche mediante lo sviluppo della conoscenza, il senso dei valori e l'etica. Noi cercheremo di mostrare che si può sviluppare una teoria in cui i bisogni fondamentali e il loro soddisfacimento culturale possono essere connessi con la derivazione di nuovi bisogni culturali; che questi nuovi bisogni impongono all'uomo e alla società un tipo secondario di determinismo. Noi potremo distinguere gli imperativi strumentali - che sorgono da attività come quella economica, quella normativa, quella educativa e quella politica - e gli imperativi integrativi. Fra questi elencheremo la conoscenza, la religione e la magia. Le attività artistiche e ricreative potremo riferirle direttamente a certe caratteristiche fisiologiche dell'organismo umano e potremo anche mostrare la loro influenza e dipendenza da modi di azione concordata, da credenze magiche, industriali e religiose.
Se una tale analisi ci fa vedere che, prendendo una certa cultura come un tutto coerente, possiamo stabilire un numero di determinanti culturali alle quali essa deve conformarsi, noi potremo produrre un certo numero di giudizi di previsione come guide per l'osservazione, come metro per l'analisi comparativa, e come misure comuni nel processo di adattamento e trasformazione culturale. Da questo punto di vista la cultura non ci apparirà un «insieme di ritagli e brandelli» come è stata molto recentemente descritta da uno o due competenti antropologi. (la definizione è di R. Lowie)
Noi potremo rifiutare l'opinione secondo cui «Non si può trovare nessuna misura comune dei fenomeni culturali e Le leggi dei processi culturali sono vaghe, insulse e inutili».
L'analisi scientifica della cultura, però, può indicare un altro sistema di realtà che anch'esso si conforma a leggi generali, e può così essere utilizzato come guida per l'osservazione, come mezzo di identificazione di realtà culturali, e come base dell'ingegneria sociale. L'analisi ora delineata, in cui noi tentiamo di definire la relazione fra un'azione culturale e un bisogno umano, fondamentale o derivato, può essere chiamata funzionale.
Bronislaw Malinowski
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