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lunedì 23 settembre 2013

La Politica E' Religione


NON VIOLENZA 

La pratica della non violenza come strumento politico fu adottata sistematicamente e resa popolare presso l'opinione pubblica mondiale da Mohandas Karamchand Gandhi e dai suoi seguaci nella lotta per l'indipendenza dell'India, negli anni fra le due guerre mondiali. Secondo la strategia gandhiana, gli indiani dovevano rispondere alla violenza della dominazione inglese non con la forza delle armi (secondo il modello delle rivoluzioni europee, da quella francese a quella russa), ma con la resistenza passiva, col digiuno volontario, col rifiuto di obbedire alle leggi ingiuste, con lo sfruttamento dei margini legali consentiti dalle leggi esistenti, con la non collaborazione coi dominatori e con il boicottaggio dei prodotti dell'industria europea: una scelta, quest'ultima che significava anche difendere le strutture tradizionali della società e dell'economia locale, basata sull'agricoltura e l'artigianato. Del resto la pratica non violenta, se da un lato riprendeva spunti già presenti nel pensiero occidentale (il pacifismo dell'ultimo Tolstoj o la «disobbedienza civile» teorizzata a metà dell'800 dal filosofo statunitense Henry David Thoreau), si collegava, nel pensiero di Gandhi, alla cultura e alla spiritualità induista, tutta volta alla trasformazione interiore dell'uomo, premessa necessaria per qualunque trasformazione politica. Tutto questo non significava dunque rassegnarsi all'ingiustizia, ma combatterla adottando una strategia nuova e particolarmente rischiosa, in quanto non escludeva la risposta violenta degli avversari. Questa strategia fece proseliti in tutto il mondo, in contesti molto diversi fra loro, Il movimento per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti, guidato dal pastore Martin Luther King, la fece propria e la applicò con coerenza negli anni '60 del '900. In Italia il maggior teorico della non violenza fu il filosofo Aldo Capitini, autore già nel 1937, in pieno ventennio fascista, di un libro (Elementi di una esperienza religiosa) in cui cercava di dimostrare come il ricorso alla forza, anche per i più nobili scopi, aprisse sempre la strada all'ingiustizia, e come fosse necessario, per sperare in una società migliore, spezzare il circolo vizioso adottando la non violenza come un fine in sé.
Nell'Italia repubblicana, furono soprattutto i movimenti pacifisti e antimilitaristi, sia cattolici sia laici (a partire soprattutto dagli anni '60 e ancora in tempi recenti), a far propria la lezione gandhiana nella lotta contro gli armamenti nucleari o in quella a favore dell'obiezione di coscienza. Ma sono stati soprattutto i radicali di Marco Pannella a servirsi delle strategie non violente (dal digiuno alla disobbedienza civile) per condurre le loro battaglie sui temi più svariati; dall'aborto alla pena di morte, dall'informazione alla condizione carceraria. 


definizione dal
Manuale di Storia Contemporanea: Il Novecento (G. Sabbatucci - V. Vidotto) 


venerdì 11 novembre 2011

Tutto tranne democrazia

Il Grande Golpe Globale


Sta succedendo qualcosa. Qualcosa che va oltre la crisi economica: sembra più che altro una crisi di sovranità. E non è la questione di lana caprina che tanto sembra preoccupare i nostri editorialisti di punta, ovvero se sia giusto o meno farsi commissariare dalla UE e dall'FMI rinunciando così - formalmente e pro-tempore - al possesso delle nostre stesse chiavi di casa. E' qualcosa di più profondo, una trama nella trama che si può provare a spiegare in molti modi diversi, ma che non è prudente lasciare che si dipani mentre l'attenzione generale si concentra su alcuni personaggi e non su altri.



Tutto tranne democrazia

L' interesse che i mercati finanziari e le istituzioni globali dimostrano da qualche tempo nei nostri confronti è sotto gli occhi di tutti, certo, ma non è che la parte superiore dell'iceberg, quella sberluccicante sotto ai raggi del sole. I giornali e le televisioni (chi più, chi meno) ci spiegano che siamo commissariati da una terna di ferro, composta dal Fondo Monetario Internazionale, dall'Unione Europea e dalla Banca Centrale Europea (BCE). Un accerchiamento totale al quale il gioco della speculazione internazionale ci consegna senza possibilità di fuga. Per il nostro stesso interesse - si dice - e per quello dei sottoscrittori del nostro debito dobbiamo realizzare una serie di riforme. E poiché non siamo più credibili, forti pressioni costringono il Governo in carica a rassegnare le sue dimissioni, nonché tutto un popolo a rinunciare alla propria autodeterminazione. Mutatis mutandis è più o meno quanto è accaduto in Grecia.


Il principio più incredibile che viene sostenuto senza il benché minimo stupore sarebbe quello secondo cui la politica da sola non può realizzare misure impopolari, perché avrebbe timore di giocarsi il consenso elettorale, per cui sarebbe imperativo affidare le riforme necessarie a un governo di larghe intese, oppure al cosiddetto governo tecnico, magari sotto la direzione di un podestà forestiero. Cosa significa? Se i rappresentanti del popolo, democraticamente eletti, non sono in grado di introdurre una o più misure ritenute necessarie, perché i cittadini non le vogliono, allora va da sé che quelle misure non rappresentano l'espressione della volontà popolare. Dunque, in una democrazia, non dovrebbero essere adottate, o dovrebbero essere posticipate magari dopo l'approvazione di un qualche emendamento condiviso. Il concetto che si sta facendo passare, invece, è che esistono riforme che devono essere realizzate a tutti i costi, al di là della volontà popolare. In altre parole, si sostiene che se la classe politica non è in gradi di farsene carico, perché i cittadini non le vogliono, allora deve farlo qualcun' altro. Si materializza cioè per brevi istanti, come in un episodio di Star Trek, una volontà terza e invisibile che prende le decisioni passando sopra ad ogni definizione di democrazia comunemente intesa. Una oligarchia nascosta. O, meglio, una sinarchia.


Quando la Grecia, non molti giorni fa, ha provato a forzare la mano sulla propria sovranità popolare, annunciando un referendum sulle misure della cosiddetta austerity, il sistema bancario internazionale ha reagito minacciando di non tagliare più il debito pubblico del 50%. George Papandreou è stato quindi convocato a una riunione preliminare del G20 ed è stato costretto a ritirare la proposta referendaria. Ma a quella stessa riunione precongressuale, un altro coinvitato eccellente era sotto torchio insieme al primo ministro greco: il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Date queste premesse, è davvero singolare che il governo greco sia caduto un paio di giorni fa, subito dopo la convocazione al G20, e che quello italiano stia per rassegnare le dimissioni pressoché simultaneamente. Ancor più singolare se si prendono in considerazione i punti in comune tra le alternative avanzate in entrambi i casi per rimpiazzare gli esecutivi: due governi tecnici guidati da uomini esterni al meccanismo del consenso popolare, cioé due podestà forestieri: Mario Monti e Lucas Demetrios Papademos.


Entrambi hanno una formazione consolidata da una lunga permanenza all'estero, negli Stati Uniti. Mario Monti si laurea alla Bocconi ma si specializza all'Università di Yale, mentre Papademos si laurea in fisica e ingegneria presso il Messachussetts Institute of Technology, dove consegue anche un master in economia. Insegna poi alla Columbia University dal 1975 al 1984 dove, in quegli stessi anni, sta concludendo il suo ciclo di insegnamento anche un signore di nome Zbigniew Brzezinski. Di origini polacche, politologo e geostratega, Brzezinski di lì a poco andrà ad occupare un posto estremamente importante per il governo di Jimmy Carter: dal 1977 al 1981 sarà nel Consiglio di Sicurezza Nazionale americano (NSA), influendo con la sua analisi strategica sul rapporto che gli USA avranno in tutti i processi di trasformazione politica più delicati della nostra storia, dall'invasione sovietica dell'Afghanistan alla guerra fredda fino alla conversione dell'Iran da alleato degli States a nemico giurato. Segnatevi dunque questo nome: Brzezinski, perché fra poco ne riparleremo.


Le carriere di Monti e di Papademos proseguono di buona lena. Il primo diviene da prima rettore e poi, alla morte di Spadolini, presidente della Bocconi di Milano. E' International Advisor per Goldman Sachs dal 2005, nonché presidente del think-thank Bruegel, finanziato da 16 Stati e 28 multinazionali con lo scopo di influire privatamente sulle politiche economiche comunitarie. Nel 2010 Barroso gli commissiona un libro bianco sul futuro del mercato unico. Il secondo, il greco, nel 1980 diviene un economista senior della Federal Reserve Bank di Boston, e poi della Banca di Grecia, di cui assume la carica di Governatore. Poi addirittura vice Presidente della BCE. E' proprio Papademos a traghettare Atene dalla drachma all'euro. Curioso che ora sia indicato come la personalità più adatta  a rimediare ai danni che, in qualche modo, ha contribuito a produrre.


E' qui che entra in gioco Zbigniew Brzezinski perché è lui che, nel 1973, viene incaricato da David Rockfeller di avviare un nuovo gruppo di lavoro: la Commissione Trilaterale (The Trilateral Commission). Nata con l'intento dichiarato di sviluppare i rapporti tra gli Stati Uniti, l'Europa e il Giappone, la Commissione Trilaterale è un'organizzazione non governativa e apartitica dove sostanzialmente si discutono le politiche migliori per agevolare le relazioni di interdipendenza reciproca, culturali e - perché no - d'affari. Un luogo di incontro dove i poteri, insomma, possono discutere di ciò che è bene per il mondo senza perdersi nelle lungaggini imposte dai parlamenti e dalle burocrazie diplomatiche. Un club. Un club con tre cariche fondamentali in rappresentanza del Nord America, Giappone ed Europa, quest'ultima ricoperta proprio dal nostro Mario Monti. Che soddisfazione! Ed è certamente significativo che tra i membri della Commissione Trilaterale, dal 1998 figuri anche Lucas Papademos, in virtù dei rapporti che è ragionevole supporre abbia sviluppato negli anni in cui insegnava alla Columbia University insieme a Zbigniew Brzezinski.


A onor del vero, se l'idea che la Commissione Trilaterale ha della democrazia deriva da quella dei suoi fondatori, non c'è da stare eccessivamente rilassati. Sul St. Petersburg Times, il 2 agosto 1974, Brzezinski pubblica le conclusioni di un rapporto dal titolo molto esplicativo di "The Crisis of Democracy": la crisi della democrazia. Il rapporto evidenzia come negli Stati Uniti l'efficienza della Casa Bianca fosse inficiata da un eccesso di democrazia e come, fin dagli anni '60, i governi dell'Europa dell'est fossero letteralmente sopraffatti dall'eccessiva partecipazione e dalle richieste che le burocrazie farraginose non erano in grado di smaltire, rendendo di fatto i sistemi politici ingovernabili. Il rapporto rimanda a una decisione politica adottata dalla Francia in semisegretezza, senza nessun dibattito pubblico aperto e altamente lobbizzata e conflittuale. Sembra che molti tra i membri della Commissione Trilaterale avessero un ruolo di rilievo nell'amministrazione Carter e fossero molto influenzati dai rapporti di Brzezinski.


Dunque abbiamo due governi che stanno cedendo simultaneamente il passo alle pressioni internazionali. E abbiamo due podestà forestieri, strettamente legati al mondo della finanza, dei mercati, delle banche ed entrambi membri della Commissione Trilaterale dei Rockfeller. Tutti e due sono in prima linea nella corsa a sostituirsi a due governi democraticamente eletti per prendere decisioni dichiaratamente impopolari. Ovvero, per definizione, contrarie alla volontà popolare.


Come se questa emorragia di rappresentanza democratica non bastasse, un altro gruppo di lavoro sovranazionale fondato sulla segretezza delle proprie risoluzioni, il gruppo Bilderberg, nell'ultima esclusiva riunione tenutasi nel giugno di quest'anno a St. Moritz ha accolto tra i propri ospiti proprio Mario Monti e, tra gli altri, Giulio Tremonti, forse la più acuminata spina nel fianco della maggioranza, artefice della paralisi che si è infine consumata nella dèbacle parlamentare di oggi.


Non c'è democrazia senza trasparenza, né può esservi in mancanza di un mandato popolare forte ed esplicito. Tutto può essere, tranne democrazia, la requisizione del nostro diritto di rappresentanza in nome di logiche che vengono assunte a porte chiuse, nelle sedi elettive dove si tutelano interessi privati, dove una ristretta èlite decide le sorti di interi popoli senza che a questi venga garantita una chiara percezione delle cose. Per questo dico che la sovranità popolare, in questo momento, è un concetto chimerico che sta cedendo il passo a una sinarchia di fatto, ovvero un governo ombra che in termini di real politik è sempre esistito, ma che sta diventando dominante, al punto che i suoi effetti iniziano a diventare palesi.


fonte: www.byoblu.com

leggi anche:
http://www.byoblu.com/post/2011/10/27/Terza-guerra-mondiale-i-comunisti-ci-salveranno.aspx

mercoledì 9 novembre 2011

La Bce sfratta Berlusconi: via libera alla macelleria sociale

E visto che vogliono che se ne parli, parliamone...

Questa crisi di governo segna un passaggio cruciale, di enorme portata. Dobbiamo tutti averne chiaro il significato. Berlusconi non cade per colpa delle nefandezza di cui si è macchiato in questi decenni, né per il profilarsi di una seria alternativa alle pratiche di governo meschine, spartitorie, semi-criminali tipiche della classe politica italiana. Per la prima volta nella storia della Repubblica, un governo viene dimissionato dalle Borse. Il Parlamento si limita a ratificare le indicazioni fornite dalla finanza internazionale, la cui esigenza è consegnare il Paese ad un governo che sia più capace dell'attuale nel compiere la macelleria sociale richiesta dall'Europa delle banche.



Non che Berlusconi non fosse disponibile ad eseguire gli ordini. Ma è privo delle coperture "a sinistra" (sindacale e sociale), necessarie per limitare le legittime proteste e resistenze di fronte alle scelte folli e recessive che ci stanno imponendo. Per cercare di farci raggiungere i  livelli di competitività della Germania ci priveranno di tutto quello che avevamo conquistato nel dopoguerra: diritti sociali, redditi, beni comuni, democrazia. E ci diranno, mentendo, che tutto ciò è inevitabile.


Questo passaggio epocale cambierà la geografia politica del Paese. Di fronte alla durezza delle scelte che ci verranno imposte, non ci sarà spazio per chiacchiere: ci si dividerà tra chi si oppone alla sanguinosa macelleria e chi, in un modo o nell'altro, la appoggia. Le forze che vogliono opporsi a questo sfacelo annunciato devono avere chiaro il panorama che stiamo per avere di fronte, ed essere pronte. Servono proposte politiche chiare, nette e comprensibili, per indirizzare la montante rabbia popolare nella direzione di un cambiamento democratico e togliere spazio alle forze reazionarie che tenteranno di porsi a capo della protesta.


Bisogna avere chiari gli obiettivi contro cui scagliarsi. E questi obiettivi non possono essere né il "capitalismo", che vogliamo certamente abbattere, ma che rappresenta un concetto astratto, né l'imperialismo americano, perché non saranno gli Stati Uniti a condurre la battaglia per schiacciarci. In prima linea vi sarà l'Unione Europea, come dimostra inequivocabilmente la vicenda greca, nella quale lo spiraglio di democrazia aperto da Papandreu, con la proposta di un referendum, è stato immediatamente chiuso dai poteri forti europei, che hanno impedito al popolo di pronunciarsi, ed hanno imposto come nuovo premier un uomo della Bce.


Con questi atti l'Unione Europea ha definitivamente certificato il suo carattere reazionario e antidemocratico. E' l'Unione Europea, in questa fase, lo strumento concreto del dominio del capitalismo assoluto. Questa Unione Europea va distrutta, per salvare i popoli europei.


(Marino Badiale e Fabrizio Tringali, "Dal bunga bunga ai macellai della Bce", da "Megachip" dell'8 novembre 2011).


fonte dell'articolo: http://www.libreidee.org/2011/11/la-bce-sfratta-berlusconi-via-libera-alla-macelleria-sociale