la ricerca, è comune; la PRASSI è simile...
Il documento NOSTRA AETATE: attraverso una serie di descrizioni che riassumono, non esauriscono; le religioni non cristiane, definisce il rapporto che la Chiesa ha con esse.
Nel corso del 1960 vennero nominate le commissioni preparatorie, le quali dovevano preparare quelli che noi chiameremmo oggi i "documenti di lavoro". Un Concilio, naturalmente, deve avere dei documenti sui quali lavorare. Non può partire da zero. Vi sono dei documenti già stesi, già elaborati e che vengono sottoposti alla discussione e che possono essere accettati, o rifiutati, o modificati. Nel linguaggio conciliare tali documenti si chiamavano schemi; appunto perché non essendo definiti, ma essendo solo documenti di lavoro erano erano degli schemi che dovevano essere poi elaborati. Le Commissioni preparatorie prepararono settanta schemi su tutti gli argomenti che parvero dovessero e potessero interessare il Concilio. L'11 ottobre 1962 il Concilio si riunì; erano presenti duemiladuecento e più Padri conciliari; questa denominazione riguardava sia i Vescovi che gli altri con diritto di partecipazione: vale a dire gli Abati e i Superiori Generali degli Ordini religiosi. Oltre ad essi, nell'aula conciliare costituita dalla Basilica di S. Pietro in Roma erano presenti i teologi che ciascun Padre conciliare aveva diritto di portare con sé come collaboratori ed i rappresentanti delle Chiese ortodosse e protestanti. Struttura del Concilio: al vertice, presidente del Concilio, il Papa. Un Concilio ecumenico non è valido se non è convocato dal Papa, presieduto dal Papa e approvato dal Papa. Il Papa presiedeva però intervenendo soltanto nelle grandi circostanze; ma il presidente del Concilio resta lui. A rappresentarlo normalmente in Concilio c'era una Presidenza formata da 12 Cardinali, un po' di tutto il mondo: italiani, francesi, spagnoli, belgi, ecc.; 12 Cardinali che rappresentavano un po' la Chiesa di tutto il mondo e formavano la Presidenza, che immediatamente dirigeva le sedute conciliari. Tale assetto funzionò tuttavia solo durante i lavori del 1962; dal 1963 al 1965, cioè dalla seconda ripresa fino alla fine, il compito di dirigere le sedute conciliari fu infatti affidato a quattro Padri, che furono chiamati i "moderatori" del Concilio. Erano il Cardinale Agagianian, primate degli armeni, il Cardinale Suenens, arcivescovo di Bruxelles e Malines, il Cardinale Döpfner arcivescovo di Monaco di Baviera, e il Cardinale Lercaro di Bologna. Erano i quattro moderatori con l'immediato governo dell'aula conciliare e delle sedute conciliari. Accanto era una segreteria presieduta dal Cardinale Felici, coadiuvato da quattro vice-segretari. Per il lavoro poi, non in aula, ma fuori dell'aula vi era la Commissione centrale, che aveva il compito di esaminare i problemi procedurali del Concilio. I problemi della dottrina li risolveva il Concilio; i problemi di procedura venivano svolti dalla Commissione centrale. Infine c'erano le Commissioni conciliari, con il compito di rifondere, cambiare e migliorare i singoli schemi secondo le indicazioni scaturite dalla discussione in aula. Procedura dei lavori: questa struttura - Papa. Presidenza, Moderatori, Padri, Commissione centrale, Commissioni conciliari - procedeva così. La Commissione centrale decideva di sottoporre alla attenzione del Concilio un documento: mettiamo il documento sulla Liturgia. Allora veniva portato in Concilio questo documento; naturalmente veniva messo nelle mani di tutti i Padri e veniva pubblicamente letto. Dopo che il documento era stato letto seguivano gli interventi di Padri a favore o contrari ad una sua accettazione generale; dopo di che, c'era una prima votazione: era la votazione se il documento nel suo insieme meritava di dover essere accettato o doveva essere respinto. Se era respinto, la Commissione centrale doveva prendere atto e incaricare la Commissione che aveva fatto il documento di prepararne un altro. Se invece era stato accettato di massima, come si dice, si sottoponeva ulteriormente al Concilio, ma questa volta capitolo per capitolo e , per ogni capitolo, articolo per articolo. I Padri discutevano giornate e anche settimane; dopo di che si votava. Il voto si esprimeva in tre forme: placet, non placet, e placet iuxta modum. In questo terzo caso bisognava consegnare scritte le proposte di cambiamento. Tutto questo elaborato - il capitolo dunque che era stato votato, i si e i no e soprattutto le proposte di cambiamento - venivano prese in esame dalla Commissione incaricata dello schema. Il capitolo veniva corretto secondo i suggerimenti dati e quindi ripresentato, risottoposto alla discussione, risottoposto alla votazione, finché si arrivava ad una redazione che raccoglieva almeno i due terzi dei voti. Era un lavoro discretamente faticoso, discretamente lungo, ma era una procedura sana, una procedura libera, una procedura sicura, perché bisognava raggiungere i due terzi di voto. Quando il documento era stato esaminato in tutti i suoi capitoli, si risottoponeva tutto intero, perché venissero suggerite altre eventuali modificazioni. Dopo di che veniva approvato definitivamente.
NOSTRA AETATE: DICHIARAZIONE SULLE RELAZIONI DELLA CHIESA CON LE RELIGIONI NON CRISTIANE
Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l'interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l'unità e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino. I vari popoli costituiscono infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui Provvidenza, le cui testimonianze di bontà, e il disegno di salvezza si estendono a tutti finché gli eletti saranno riuniti nella città santa, che la gloria di Dio illuminerà e dove le genti cammineranno nella sua luce.
Gli uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo; la natura dell'uomo, il senso e la fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il giudizio e la sensazione dopo la morte, infine l'ultimo e infallibile mistero che circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui tendiamo.
Le diverse religioni
Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso. Quanto alle religioni legate al progresso della cultura, esse si sforzano di rispondere alle stesse questioni con nozioni più raffinate e con un linguaggio più elaborato. Così, nell'induismo gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; cercano la liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza. Nel buddismo, secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto dall'alto. Ugualmente anche le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l'inquietudine del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti sacri. La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con sé stesso tutte le cose. Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni. sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.
La religione musulmana
La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini resuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.
La religione ebraica
Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti. Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in sé stesso. Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua stirpe: «ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine. Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi e primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo. Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata; gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione. Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e «lo serviranno sotto uno stesso giogo» (Sof 3,9). Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo. E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo. La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia.
[ il Fratello che più si ama... è quello
che non si conosce ]
Fraternità universale
Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L'atteggiamento dell'uomo verso Dio Padre e quello dell'uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: «Chi non ama, non conosce Dio» (1Gv 4,8). Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i diritti che ne promanano. In conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza e di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il sacro Concilio, seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i cristiani che, «mantenendo tra le genti una condotta impeccabile» (1Pt 2,12), se è possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini, affinché siano realmente figli del Padre che è nei cieli.
Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto, sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso, comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio.
Roma, presso San Pietro, 18 ottobre 1965, Io PAOLO Vescovo della Chiesa Cattolica.
Nessun commento:
Posta un commento